Isolabella della Croce è BIONEUTRAL

Wine Club

Il Pinot nero

Il pinot nero di Isolabella della Croce
11.000 barbatelle ad ettaro
: una densità straordinaria per il pinot nero messo a dimora nel 2007. Un’intensità tale da indurre la pianta a ridurre la parte “verde” e concentrare nell’acino tutte le sue essenze.

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L'opera dell'uomo e la salvaguardia del territorio

La viticoltura sugli scoscesi versanti dell’anfiteatro di Borgo Isolabella è stata concepita quasi un secolo fa, con la sola forza delle braccia e quando l’unico aiuto per l’uomo era il bue: zappa, vanga e badile e poi le pietre più grosse, trasportate a braccia, servivano a costruire muri e case, rimaste nei secoli. Ancora oggi, per l’intensità dell’impianto, per la vicinanza dei filari, per le decise pendenze e per la preziosità stessa delle viti, la gestione della vigna è affidata quasi esclusivamente alle nostre braccia. L’impressione è che la Valdiserre di Loazzolo premi le ardue fatiche con risultati che ne rendono comprensione e ragione, ricordandoci l’antico motto degli Isolabella: ardua quae pulcra.Isol_252isolabella2_mano

Nel mistero che l’uva consegna al vino, agiscono forze scientificamente imponderabili, come la bellezza del luogo, che ha guidato le nostre scelte. L’anfiteatro è profondo quasi cento metri, ed è roncato tra boschi selvaggi, da levante a ponente lungo oltre duecento metri nel versante superiore (volgendo lo sguardo sulla valle del Bormida). Se lasciamo calare le nostre emozioni nel mistero della bellezza, come radici di vigna che cercano in profondità il nutrimento più prezioso, sapremo toccare con i nostri sensi il “bello” che diventa reale e che trasferisce alla nostra vita anche il “buono”, attraverso i mirabili accadimenti della natura: luce ed umori che si concentrano in ogni piccolo acino così come l’esistenza si concentra nell’occhio e nello spirito dell’uomo. Kalos è la parola greca che traduce il bello ma anche il buono. Il nostro Kalos chiede di essere salvaguardato e noi ci sentiamo in dovere di rispettare questa richiesta, anche a prezzo di sforzi economici ed umani al di là della convenienza e della comodità.

Resistenza naturale: Micorrize, insettari, estratti vegetali. Stiamo conducendo incoraggianti sperimentazioni per proteggere il vigneto in modo naturale da funghi (responsabili del marciume dei frutti), batteri e incursioni di insetti dannosi. Per quanto riguarda i funginei si ricorre alle micorrize, che sono strutture complesse costituite dalla stretta convivenza tra le radici di una pianta e il micelio di un fungo antagonista dei funghi nocivi; le micorrize possono essere distribuite nel terreno per l’incontro diretto con le radici e in simbiosi alle stesse migliorare l’assorbimento dei micro elementi sviluppando una maggiore resistenza naturale alle malattie funginee; o possono essere irrorate per via fogliare così da agire direttamente contro lo sviluppo delle principali malattie funginee. Contro gli insetti nocivi si usa l’insettario, un insieme di piccole “gabbie” distribuite lungo i filari che attirano insetti nocivi come quelli responsabili di tignola e flavescenza. La difesa dall’oidio e della peronospora è affidata a prodotti naturali a base di alghe ed estratti vegetali da distribuire per via fogliare in maniera da ispessire le bucce degli acini rendendoli più difficilmente aggredibili dai marciumi.

Per la difesa dalle erbe infestanti si ricorre ad onerose pratiche di sfalcio naturale delle erbe con trinciatura nell’interfila, con zappature, in modo da escludere il diserbo chimico e il conseguente inquinamento del terreno e delle falde acquifere. Questa è la via che abbiamo intrapreso alla ricerca di vini che possano essere apprezzati non solo per la correttezza formale, l’eccellenza o la straordinarietà, ma soprattutto per la fedeltà a quell’anima unica ed irripetibile del terroir, che una pratica rispettosa nel vigneto ed una sapiente arte di cantina hanno lasciato inalterata per il piacere dei nostri sensi. 

 

 

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